| ROMA - Oltre tre italiani su quattro non sono soddisfatti completamente del loro lavoro e vorrebbero cercare di cambiarlo entro i prossimi 12 mesi: è quanto emerge da una ricerca condotta dalla Galaxy Research di Sidney per conto di Kelly services, multinazionale americana di servizi per le risorse umane, su un campione di 100.000 lavoratori di cui 4.000 italiani, secondo la quale il nostro Paese è in fondo alla lista per percentuale di persone orgogliose della propria attività (49% contro la media dell'82% nei 34 Paesi considerati). Poco più della metà degli italiani afferma che l'esercizio della professione concorre al miglioramento della propria autostima contro il 77% della media complessiva, mentre il 78% dichiara di voler cercare un nuovo lavoro entro il prossimo anno a fronte del 59% degli intervistati complessivi. Gli italiani quindi, secondo la ricerca, risultano al top della classifica di coloro che sono intenzionati a cambiare (il 78% a fronte del 40% degli Stati Uniti e del 61% del francesi) e in fondo a quella dei soddisfatti e orgogliosi della propria attività (il 49% contro il 94% degli indiani, l'83% degli inglesi e l'81% dei tedeschi). In Italia è bassa anche la percentuale di chi, se potessero ricominciare, risceglierebbe lo stesso campo di attività (28%, ma in questo caso in media con gli altri Paesi, 26,6%). "L'alta percentuale di lavoratori che dicono di voler cercare un nuovo lavoro - afferma il direttore generale di Kelly services, Stefano Giorgetti - deve essere letta con attenzione. Negli ultimi anni, nel nostro Paese sono, infatti, sempre di più le aziende dei servizi e questo ha comportato una crescita delle opportunità occupazionali nel terziario in cui il tasso di mobilità dei lavoratori è più elevato. In questo senso, quando affermano la volontà di spostarsi in un'azienda diversa molti esprimono più la volontà di avanzare nel proprio percorso di carriera che il reale desiderio di lasciare colleghi, responsabilità e rapporti consolidati". Inoltre il 43% degli italiani è convinto che l'attuale posizione non abbia portato al raggiungimento dei propri obiettivi di carriera, mentre il 57% sarebbe disposto a vedersi abbassare lo stipendio o a rinunciare alla posizione attuale per una carriera più stimolante (51% il dato complessivo). Secondo Giorgetti è ragionevole supporre che gran parte di chi si è detto disponibile a rinunce retributive o regressioni in termini di carriera, nella realtà non lo farebbe. Ma il vero valore di questo risultato è di "testimoniare la crescente importanza che oggi assumono gli asset immateriali, come l'orgoglio per i compiti svolti e le responsabilità assunte, nel determinare la soddisfazione del lavoratore rispetto al proprio ruolo in azienda". Infine la ricerca sottolinea come non solo i giovani siano disponibili a rimettere in discussione salario e carriera per il lavoro "dei sogni": a fronte di un 57% di disponibili a cambiare, al 60% dei giovani (18-29 anni) corrisponde un 59% tra i 30 e i 47 anni e un 55% tra i 48 e i 65 anni.
autore: ANSA.it |